Isobara(meteorologia)

In meteorologia le isobare sono linee ideali che sulle carte meteorologiche uniscono i punti con uguale pressione atmosferica al livello del mare o ad una certa quota altimetrica.

Le isobare sono importanti per stabilire le zone di alte o di basse pressioni sul globo terrestre, dette rispettivamente anticicloni e cicloni o depressioni, saccature, promontori di alta pressione, la direzione dei venti, quasi parallela ad esse, ma con una leggera inclinazione tendente dalle zone anticicloniche a quelle cicloniche, e la loro intensità, tanto maggiore quanto più le isobare sono ravvicinate fra loro in quanto maggiore è il gradiente barico. In una tipica mappa meteorologica le isobare servono a distinguere le zone dove la pressione è alta (cioè superiore a 1013 millibar) dalle altre zone dove la pressione è bassa (cioè inferiore a 1013 millibar). Nelle zone ad alta pressione, dette "anticicloniche", l'aria scende ruotando a spirale in senso orario. Nelle zone di bassa pressione, dette anche "cicloniche", l'aria sale ruotando a spirale in senso antiorario. L'aria che scende si riscalda e l'aria che sale si raffredda. Nelle zone di alta pressione in genere c'è bel tempo, nelle zone di bassa pressione invece, in genere c'è brutto tempo.

Ciclone

In meteorologia il termine ciclone indica un vortice atmosferico, ovvero una regione atmosferica in cui la pressione atmosferica è minore di quella delle regioni circostanti alla stessa altitudine (bassa pressione), tipicamente associata a cattivo tempo atmosferico (temporali, pioggia, vento). I cicloni, assieme ai loro fronti meteorologici, sono comunemente detti perturbazioni atmosferiche. Si tratta a tutti gli effetti di vortici atmosferici a scala sinottica e mesoscala il cui processo di formazione e sviluppo è detto ciclogenesi. Esistono due tipi di cicloni: quelli extratropicali e quelli tropicali.

Descrizione

In generale un'area di bassa pressione è individuabile e rappresentabile su una carta meteorologica, o con dei modelli Fisico Matematici: a livello del mare (quindi su una superficie ad altitudine costante) da isobare decrescenti verso il punto minimo, detto Centro del ciclone (o punto di minimo); su una superficie a pressione costante, da isoipse decrescenti verso il centro (vedi geopotenziale). In esso si ha convergenza d'aria nei bassi strati, conseguente ascesa e divergenza in quelli superiori. Contrapposti ai cicloni o basse pressioni sono gli anticicloni o zone di alte pressioni e tempo atmosferico stabile. Nell'emisfero boreale, nel ciclone l'aria è soggetta ad un sistema di venti circolanti in senso antiorario, mentre nell'emisfero australe in senso orario a causa del moto di rotazione terrestre e della forza di Coriolis (in accordo alla legge di Ferrel e alla legge di Buys Ballot), ovunque con una componente di moto convergente verso il centro. Secondo la classificazione dei sistemi meteorologici elaborata da Harold Jeffreys si hanno essenzialmente due tipologie di cicloni: cicloni extratropicali e cicloni tropicali.

Cicloni extratropicali

Il ciclone delle medie ed alte latitudini o ciclone extratropicale è più comunemente denominato depressione e fu studiato per la prima volta da Vilhelm Bjerknes e dai suoi collaboratori, tra cui Jacob Bjerknes; a seguito degli studi è stata elaborata la teoria che si basa sullo scontro tra masse d'aria diversa e sui fronti ed è chiamata perciò teoria frontologica. Sono i più grandi vortici atmosferici e possono estendersi su aree del diametro fino a qualche migliaio di chilometri. Di solito le isobare che lo individuano presentano forma di "V" che si dipartono dal centro, dette saccature. Secondo il modello concettuale-teorico della scuola norvegese guidata da Vilhelm Bjerknes, il ciclone extratropicale ha un "ciclo di vita" suddiviso in varie e distinte fasi. Esso nasce dall'ondulazione del fronte polare, zona di separazione tra l'aria fredda polare (Cella polare) e l'aria temperata delle medie latitudini (Cella di Ferrel). L'aria fredda e l'aria calda si muovono lungo la stessa direttrice, ma con verso opposto; l'ondulazione si produce per la diversa densità delle due masse d'aria: la fredda maggiormente densa si incunea sotto la calda. Il fronte polare, a causa dell'ondulazione e del moto vorticoso prodotto nella zona, assume da una parte il carattere di fronte d'avanzata dell'aria calda (fronte caldo), dall'altra di fronte d'avanzata dell'aria fredda (fronte freddo) separati dal settore caldo (nell'insieme detti sistema frontale). Nel successivo stadio l'ondulazione si amplifica, il ciclone si approfondisce (diminuzione della pressione atmosferica), il settore caldo comincia a restringersi per l'avvicinarsi del fronte freddo al fronte caldo e la circolazione dei venti si intensifica. L'ulteriore amplificazione fa sì che il fronte freddo raggiunga quello caldo creando lo stadio di occlusione in cui gran parte dell'aria del settore caldo viene sospinta in alto e la depressione raggiunge la sua massima profondità. Successivamente inizia la fase di invecchiamento o senescenza del ciclone (colmamento del deficit pressorio), con il progressivo dissolvimento dei fronti in quanto l'aria che circola nella depressione è oramai interamente fredda e rimescolata.

Fonte